Redazione – Rassegna sindacale
20 settembre ’18
“Il Sistema
sanitario nazionale deve essere universale, perequato, solidale: questa la
prima sfida che abbiamo davanti. Per farlo, non possiamo avere un finanziamento
nazionale che è sotto la soglia minima dell'Organizzazione mondiale della
sanità”. Lo ha detto il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso,
intervenendo all'Assemblea nazionale della salute di Cgil, Cisl e Uil che si è
svolta oggi (19 settembre) a Salerno. “Senza risorse adeguate non si pratica
l'universalismo – a suo avviso –, ma al contrario si allarga la
diseguaglianza”.
La richiesta
di risorse in legge di bilancio “non è rituale – dunque –: siamo davanti a un
governo che non smette di utilizzare la parola 'modernità’, allora è il caso
che la usino per garantire l'universalità del servizio sanitario e la presa in
carico dei cittadini”. Il numero di medici e infermieri in Italia oggi è
insufficiente, questa “è una follia non frutto del caso, ma di errori che sono
stati fatti”.
In generale,
ha aggiunto Camusso, “Cgil, Cisl e Uil chiedono di partecipare subito a un
tavolo sulla legge di bilancio. Si definisce il ‘governo del cambiamento’,
allora cominci a convocare un confronto sindacale decente”. Inoltre, con
l'ipotesi di introdurre la flat tax, “si riducono le tasse a chi ha di più,
così non andiamo lontano. Non è vero che chi ha redditi alti li reinveste, non
c'è alcun effetto propulsivo, bisogna fare l'operazione opposta: aumentare la
domanda interna”.
Insomma, le
anticipazioni sulla manovra di bilancio non convincono. “Se l'impostazione
verrà confermata, come temo, allora avremo il contrario della costruzione di
risorse”. Da parte loro, i sindacati “devono provare a fare una seria selezione
delle cose che propongono. In questi giorni continuiamo a dire che il tema vero
del Paese sono gli investimenti, altrimenti non c'è sviluppo, ora però bisogna
declinare cosa sono questi investimenti. Non si tratta solo di infrastrutture
materiali e viabilità: la prima necessità è investire in welfare. Solo così si
riporta uguaglianza nel Paese e si inizia a generare una condizione sociale
positiva”.
Negli
investimenti, per il segretario, “c'è una quota materiale, come scuole e
ospedali, e una immateriale che significa investimento in tecnologia e
digitalizzazione. Nel corso degli anni è stato trovato un capro espiatorio:
ogni volta che qualcosa non funzionava, qualcuno se la prendeva con il lavoro
pubblico, inventandosi ‘furbetti’ o ‘fannulloni’. Serve qualità
dell'occupazione, certezza dei diritti e rinnovo dei contratti. Smettiamo di
immaginare un processo di privatizzazione silenzioso e strisciante, pensando
che renda più efficiente il pubblico: lo rende soltanto debole e peggiore”.
Sui
lavoratori della sanità, inoltre, “noi come sindacato non abbiamo mai avuto
pregiudizi nel confrontarci su materie come l'orario di lavoro. Ma occorre fare
una premessa: è necessaria la sicurezza degli addetti. Fino a poco fa avevamo
un grave problema, non si rispettavano le undici ore di riposo tra un turno e
l'altro”. C'è poi la questione della prevenzione: “Iniziamo a investirci
seriamente – dice –, oppure il sistema costerà sempre di più e le persone
staranno sempre peggio. Anche il Patto per la Salute è un investimento. La
logica dell'ospedalizzazione non è l'unica possibile: le persone devono trovare
le risposte nel territorio, cura e riabilitazione. Va sconfitta la mobilità
sanitaria che non è volontaria, è imposta dal fatto che nei territori non ci
sono risposte”.
“I
superticket sulle prestazioni sanitarie vanno aboliti. Speriamo davvero che il
governo intervenga togliendo questo inaccettabile balzello che grava sul
diritto alla salute degli italiani”. Lo ha affermato il segretario generale
della Cisl, Annamaria Furlan. “Il diritto universale alla salute è scritto
sulla nostra Carta costituzionale, ma ad oggi è ancora un miraggio per tante,
troppe persone – ha ricordato –. Abbiamo situazioni molto diverse tra il Nord e
il Sud, registriamo migrazioni continue di cittadini per curarsi: riguardano
più di un milione di persone, questo non è assolutamente accettabile. Bisogna
ripartire dai bisogni, dalle esigenze dei territori e creare davvero un diritto
alla salute che sia uguale e positivo per tutti. Le strutture, soprattutto nel
Mezzogiorno, sono troppo spesso inadeguate rispetto alle domande. C'è poi un
problema di decurtazione del personale medico e sanitario, che diminuisce anno
dopo anno”.
Per il
segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, “serve una riforma sanitaria
che deve essere legata a quella fiscale”. In particolare, ha detto il
sindacalista, “siamo stanchi di sentire che il sindacato chiede soldi e risorse
per migliorare la situazione, e non ce ne sono”. Un passaggio quindi sulla
situazione del Sud: “Bisogna proseguire sulla strada della capacità di
investire con interventi straordinari per il Mezzogiorno. In caso contrario la
distanza aumenterà e il Nord, da solo con la sua ripresa economica, non potrà
trascinare tutto il Paese”.
Il ministro
della Sanità, Giulia Grillo, ha dato forfait all'assemblea con le
confederazioni. La titolare del dicastero ha inviato una lettera, specificando
che il suo impegno “è e sarà sempre dalla parte dei cittadini perché possa
affermarsi il pieno rispetto del diritto alla salute in ogni parte del Paese”.
Grillo ha assicurato che continuerà “a lavorare per vincere le tante criticità
che precedenti governi non hanno saputo affrontare. Mi adopererò affinché le
disparità tra Regioni possano essere superate”.

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