Valentina Zagaria – Progetto Melting por Europa
7/08/2018
Il Signor Chamseddine Bourassine,
presidente dell’associazione di pescatori Zarzis le Pecheur APDE e del Réseau
de la Pêche Artisanale, è stato arrestato dalle autorità italiane con altri
cinque pescatori a Lampedusa sabato 1° settembre.
Dopo aver avvistato
un’imbarcazione con il motore rotto che trasportava 14 persone, i pescatori
hanno chiamato la Guardia Costiera italiana, che ha assicurato che si sarebbe
occupata del caso.
Ma dopo ore di ritardo, i
pescatori hanno deciso di avvicinare la barca a Lampedusa, da dove le autorità
italiane di competenza si stavano muovendo. Sapendo di non poter prendere i 14
migranti a bordo della propria barca, i pescatori tunisini - i quali, lavorando
vicino alle acque libiche, sono spesso i primi a soccorrere le imbarcazioni in
difficoltà - hanno trascinato il naviglio in panne fino a circa 24 miglia da
Lampedusa, di modo che fosse soccorso dalle autorità italiane. Ma la Guardia di
Finanza, dopo aver prelevato i 14 migranti, ha arrestato violentemente i sei
pescatori. Questi ultimi sono stati reclusi nella prigione di Agrigento. Per
cinque giorni gli è stata negata ogni comunicazione con le loro famiglie.
Essendo Zarzis il porto tunisino
più vicino alla Libia, i pescatori del posto si trovano da oltre dieci anni in
prima linea nei soccorsi. L’associazione Zarzis le Pêcheur è quindi nata nel
2011, subito dopo la rivoluzione tunisina, per creare una rete di sostegno e
migliorare la difficile situazione del settore della pesca artigianale. Negli
anni, l’associazione e il suo presidente, Chamseddine Bourassine, sono
diventati figure di riferimento nel sud tunisino e hanno cominciato a far parte
di progetti internazionali, tra i quali il progetto NEMO del CIEHAM-Bari
finanziato dalla Cooperazione Italiana.
Nell’estate del 2015,
l’associazione Zarzis Le Pêcheur ha partecipato a formazioni su primo soccorso
in mare e gestione delle spoglie (offerte da Medici Senza Frontiere), mentre
nel 2018 è stata nominata per il premio Nobel per la pace ("The righteous
of the Mediterranean Sea - For the humanitarian marine rescue of
migrants").
L’estate scorsa, l’associazione
ha inoltre bloccato l’attracco della “crociera” di estrema destra C-star al
porto di Zarzis, organizzando una manifestazione pacifica contro il razzismo.
I pescatori di Zarzis hanno
tenuto una protesta la mattina del 3 settembre per chiedere la liberazione dei
loro colleghi, e hanno inviato una lettera all’Ambasciatore d’Italia in Tunisia
con 500 firme dei pescatori membri di Zarzis Le Pêcheur per richiedere il
rilascio dell’equipaggio.
Il 6 settembre, a Tunisi, si
terrà una manifestazione di fronte all’ambasciata italiana per chiedere la
liberazione di Chamseddine Bourassine e dei cinque pescatori.
*
Valentina Zagaria è dottoranda presso il Dipartimento di antropologia della
London School of Economics and Political Science. Ha condotto ricerche a
Lampedusa e in Sicilia dal 2011 e si è trasferita in Tunisia nel luglio 2015
per iniziare il lavoro su campo per la sua tesi. La sua ricerca si concentra
sulle morti ai confini nel Mediterraneo e sui modi in cui gli abitanti delle
zone di frontiera in Italia e Tunisia si organizzano e si relazionano con i
loro stati a seguito di queste tragedie.

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