Ostaggi
di governo. La nave Diciotti è territorio italiano, chi è a bordo deve poter
esercitare i diritti assicurati sia dal nostro ordinamento che dal diritto
internazionale
Adriana Pollice – Il manifesto
22 agosto 2018
In una lettera al Viminale circa
il caso della nave della Guardia costiera Diciotti, il Garante nazionale dei
diritti delle persone private della libertà, Mauro Palma, ha scritto: «La
mancata autorizzazione allo sbarco, con l’impossibilità di valutare le singole
situazioni, appare ancora più critica visto che la maggior parte sono di
nazionalità eritrea e dunque in “evidente bisogno di protezione
internazionale”. Il trattamento riservato finora è in contrasto con il diritto
di accedere alla procedura d’asilo».
È
possibile per il governo negare l’approdo alla Diciotti?
Quello che sta facendo il
Viminale non ha fondamento giuridico. Le navi della Marina sono territorio
italiano, chi è a bordo deve poter esercitare i diritti che hanno coloro che
sono nel paese, assicurati sia dal nostro ordinamento che dal diritto
internazionale. Quando la Diciotti era in mare aperto, i migranti godevano
della protezione dell’articolo 3 della Convenzione europea per cui «nessuno può
essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti».
Basta considerare che non c’è posto per tutti sottocoperta, il rischio che una
situazione come questa degeneri verso il trattamento inumano è molto alto.
E
una volta arrivati a Catania?
Se è vero che la vicinanza alla
terra ferma attenua i rischi di violare l’articolo 3, resta l’articolo 5 della
Convenzione europea: la privazione della libertà deve essere giustificata da un
provvedimento impugnabile davanti all’autorità giudiziaria. Nel caso dei
migranti sulla Diciotti non c’è nessun provvedimento e siamo molto oltre
persino le regole per il fermo di pubblica sicurezza.
Le
norme italiane cosa prescrivono?
Adesso che i naufraghi sono anche
fisicamente sul nostro territorio già da lunedì sera, è ancora più tangibile la
necessità di rispettare l’articolo 5 ma anche l’articolo 13 della Costituzione
italiana: «Non è ammessa forma alcuna di detenzione né qualsiasi altra
restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità
giudiziaria». È poi gravissimo che i minori non siano stati fatti scendere
subito: devono essere accolti e accolti in Italia. Alcuni paesi europei
avrebbero voluto estendere i respingimenti anche a loro ma le leggi in vigore
sono chiare. Infatti è già intervenuto il Garante per l’infanzia.
Cosa
rischia l’Italia?
Se uno dei migranti sulla
Diciotti ricorresse alla Corte di Strasburgo, il governo rischierebbe molto
seriamente una condanna per detenzione illegale. Gli approdi si possono fermare
ma nell’ordine di alcune ore e solo per decidere il porto sicuro o per
organizzare le operazioni di sbarco. Quello che non è legittimo è tenerli in
stallo a causa della conflittualità tra gli stati dell’Ue. Quello che sembra
trasparire dal tono muscolare delle dichiarazioni è che vengono usati come
strumento. Ma questo non è legittimo, anche se gli altri paesi non hanno
rispettato gli accordi e non hanno preso le quote che si erano impegnati ad
accogliere. Le persone non possono mai essere messe in mezzo a un conflitto.
Il
ministro Salvini ha minacciato di riportare i 177 in Libia
È impossibile. La Libia è il
luogo da cui fuggono, in cui si rischiano torture e maltrattamenti. Al di là
delle dichiarazioni, non è una politica praticabile in base alla legge. Resta
grave utilizzare questo tipo di minacce perché si dà l’impressione di poter
bypassare le regole con un effetto devastante sul clima politico e l’opinione
pubblica.
Com’è la situazione negli
hotspot?
Va meglio però nel 2016 l’Italia
è stata condannata dalla Corte europea per aver violato i diritti di libertà di
alcuni tunisini nel centro di Lampedusa nel 2011 e per altri migranti su navi
ormeggiate a Palermo.
Come
si può uscire da questa situazione?
Basta pensare ai migranti come
pedine o quote. L’Europa deve definire un piano.

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