Crollo
del viadotto Morandi. Il caso del presidente della commissione imbarazza il
ministero delle Infrastrutture. Per Toninelli le nuove rivelazioni
dell’Espresso sono una gatta da pelare, anche con il nuovo capitolo su un altro
degli investigatori che avrebbe lavorato per Autostrade
Mauro Ravarino – Il manifesto
21 agosto 2018
21 agosto 2018
Un ponte è costruito per stare in
piedi. Se questo non succede, qualcosa non è stato eseguito per il meglio.
L’imprevedibilità è derubricata. La procura di Genova all’arduo compito di
mettere insieme i tasselli della tragedia del ponte Morandi, che ha causato 43
morti, per identificare le cause e i responsabili. Quel che si sa è che non
sarà un’inchiesta veloce, «la giustizia troppo rapida non sarebbe rigorosa e
non è compito della giustizia italiana fornire una vittima sacrificale» precisa
il procuratore capo Francesco Cozzi.
NON C’È, PER ORA, nessun iscritto
nel registro degli indagati. Gli inquirenti parlano di «concause», resta sotto
i riflettori il cedimento di uno strallo, ma emergono nuovi elementi, come
quello finora ignorato del carroponte che sarebbe stato posizionato sul
viadotto per lavori di manutenzione. Avrebbe aumentato il peso della struttura
e potrebbe aver contribuito al cedimento. Ma è giallo: secondo l’azienda Weico
non era ancora installato.
Tra i reati ipotizzati finora –
omicidio colposo plurimo aggravato, attentato alla sicurezza dei trasporti e
disastro colposo – i pm stanno vagliando l’ipotesi di inserire anche l’omicidio
stradale colposo aggravato.
Ieri, è stato diffuso dalla
Guardia di Finanza un video in cui viene ritratto, da alcune telecamere di
sicurezza, il momento del crollo nell’area situata vicino all’isola ecologica
sottostante il viadotto, dove sono morti due operai. I magistrati stanno
valutando tutti i filmati. La procura di Genova è, inoltre, pronta, in caso di
concreto pericolo, ad autorizzare l’abbattimento del moncone di ponte Morandi,
sequestrato il 17 agosto dopo il crollo della campata, che si trova sopra gli
edifici evacuati di via Porro. Domenica sera sono infatti stati segnalati
preoccupanti scricchiolii.
I PROBLEMI DEL PONTE Morandi
erano noti. Lo fa ulteriormente emergere un’inchiesta del giornalista Fabrizio
Gatti, pubblicata su l’Espresso, in cui viene svelato un verbale del febbraio
2018 che smentisce quanto dichiarato da Autostrade per l’Italia
sull’imprevedibilità del disastro. La gravità del degrado del viadotto sarebbe
stata conosciuta oltre che dal concessionario anche dal ministero delle
Infrastrutture, dalla direzione generale per la vigilanza sulle concessionarie autostradali
a Roma e dal provveditorato per le opere pubbliche di Piemonte-Valle
d’Aosta-Liguria. Almeno sette tecnici, cinque dello Stato e due dell’azienda di
gestione, sapevano che «la corrosione alle pile 9 (quella crollata) e 10 aveva
provocato una riduzione fino al venti per cento dei cavi metallici interni agli
stralli, i tiranti di calcestruzzo che sostenevano il sistema bilanciato della
struttura. E che nel progetto di rinforzo presentato da Autostrade erano stati
rilevati «alcuni aspetti discutibili per quanto riguarda la stima della
resistenza del calcestruzzo».
Il progetto di ristrutturazione,
presentato da Autostrade, fu comunque giudicato congruo dal comitato tecnico
amministrativo. Tra i firmatari del verbale c’erano Roberto Ferrazza, provveditore,
e il professore associato della facoltà di Ingegneria dell’università di Genova
Antonio Brencich, che da anni denuncia le condizioni del ponte. Entrambi sono
stati nominati dall’attuale ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli,
rispettivamente presidente e membro esperto dell’attuale commissione di
inchiesta istituita dal governo. Il presidente Ferrazza è finito nell’occhio
del ciclone: Forza Italia ne ha chiesto le dimissioni. Lui replica: «Non vedo
conflitto di interessi. Non c’è una comunanza tra noi e Autostrade per
l’Italia». Per Ferrazza: «C’è forse più la ricerca del clamore che la sostanza
giuridica. Lo stesso articolista dice che il giudizio era obbligato».
Per Toninelli le nuove
rivelazioni sono una gatta da pelare anche perché si aggiunge un nuovo capitolo
dell’Espresso su Bruno Santoro, uno degli ispettori scelti dal ministro
pentastellato che avrebbe lavorato per la società Autostrade.
E MENTRE LA GIUSTIZIA fa il suo
corso, il sindaco di Genova Marco Bucci invita a fare «il ponte nuovo più in
fretta possibile». E, poi, con forza rilancia il tormentone «grandi opere»,
panacea di ogni male. Le vuole tutte. «Il Terzo Valico, la Gronda, la Tav, la
metropolitana di superficie». Ha ringraziato il governo per l’impegno. Ieri, è
stata siglata l’ordinanza di protezione civile da Regione Liguria, Comune di
Genova e capo Dipartimento Nazionale, Angelo Borrelli. La cifra per far fronte
alla prima emergenza è di oltre 33 milioni. «Credo – ha detto Borrelli – che
entro una decina di giorni potremo liberare il torrente Polcevera dagli ultimi
blocchi del ponte Morandi sequestrati dalla magistratura».

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