Dopo
il crollo di Genova. Salvini dice che il voto favorevole del 2008 in favore del
"salva Benetton" fu un errore. Ripetuto però altre due volte nei due
anni successivi in cui il Carroccio al governo con Berlusconi. Baruffa nel
governo sulla nazionalizzazione della rete autostradale
Andrea Fabozzi – Il manifesto
21 agosto 2018
Nazionalizzare la rete
autostradale, sì o no? Come fosse un intrattenimento estivo, la questione
divide il governo. I Cinque stelle sono orientati per il sì (in teoria) e i
leghisti per il no (con qualche dubbio). Il ministro Toninelli apre la giornata
dicendo che «conviene nazionalizzare», il vicepremier Salvini pare disponibile:
«Studiando i bilanci direi di sì». Ma poi il sottosegretario Giorgetti, l’uomo
che nella Lega legge i conti, dice di no perché «lo stato non sarebbe più
efficiente dei privati». Il dibattito non fa un passo in avanti e nasconde la
sostanza del problema. Lo stesso Giorgetti, lette le dichiarazioni di Salvini,
dice che se ne può parlare ma «prima di nazionalizzare, bisogna revocare».
Dunque siamo ancora lì, alla lunga e complicata procedura di decadenza della
convenzione, partita solo ieri con la consegna ad Autostrade della lettera di
contestazione firmata dall’organismo di vigilanza del Mit. La decadenza deve
passare per l’accertamento delle responsabilità nel crollo, ed escludendo
l’ipotesi di un accordo tra le due parti (stato e concessionaria) sulle
conclusioni delle commissioni tecniche, passerà anche per una battaglia legale.
Con lo stato che rischia ancora di dover pagare un indennizzo di oltre dieci
miliardi.
Nel frattempo si discute sul
passato, su come si è arrivati al sistema italiano in cui i concessionari della
rete Autostradale incassano grosse rendite, senza garantire un servizio
sufficientemente sicuro e di qualità. Il Pd ha incastrato Salvini al suo voto
favorevole del maggio 2008, quando passò in parlamento la norma «salva
Benetton», che in pratica garantì al concessionario un aumento costante delle
tariffe al casello. Salvini ha detto di non ricordare (ma i tabulati della
camera non mentono), poi ha aggiunto che nel caso fu «un errore» e che comunque
«chi quelle concessioni ha firmato e prorogato dovrebbe stare in silenzio». Il
punto è che il leader della Lega non può proprio atteggiarsi a avversario dei concessionari
autostradali, perché quello del maggio 2009 non fu l’unico voto favorevole
della Lega. Ne seguirono rapidamente altri due.
Per ricostruire la storia,
bisogna ricordare che quel 2008 si era aperto con le forti critiche del
commissario europeo al mercato interno al sistema italiano delle concessioni. A
Bruxelles non andava bene che per la legge italiana (uno dei primi atti del
secondo governo Prodi nel 2006) lo stato si riservasse il diritto di rivedere
unilateralmente il regime tariffario, i pedaggi. Prodi assicurò che sarebbe
intervenuto, anche per evitare le sanzioni, e del resto era stato il suo
ministro (Di Pietro) a concludere nel 2007 la convenzione unica più importante,
quella con Autostrade, nella quale sugli aumenti automatici delle tariffe si
accontentava il concessionario. Ma il governo Prodi cadde nel febbraio 2008 e
così fu il governo Berlusconi a estendere per legge quel sistema a tutte le
altre concessioni, con un emendamento inserito nell’ultimo decreto del
precedente governo. Il Pd, nel frattempo passato all’opposizione, votò contro.
La Lega (e Salvini), al governo con Berlusconi, a favore.
E non fu certo una svista, tant’è
vero che un anno dopo il Carroccio concesse il bis in parlamento, dove ancora
sedeva Salvini prima di conquistare un seggio nelle elezioni europee. La legge
promulgata il 6 giugno 2008, infatti, conteneva anche una sanatoria generale di
tutti gli «schemi di convenzione» firmati prima della data di emanazione del
decreto originario (quello di Prodi), l’8 aprile 2008. A cominciare
innanzitutto dalla convenzione unica con Autostrade. Restavano però fuori
diversi altri concessionari, che firmarono dopo e si fecero valere. All’epoca
il presidente della commissione bilancio di Montecitorio era Giancarlo
Giorgetti, il sottosegretario di oggi. Nella legge finanziaria del 2009 fu
inserito un comma (articolo 2 comma 202) che consentì l’approvazione di tutte
le successive convenzioni, fino al 31 dicembre 2009. Alcune importantissime,
come quella per i 300 km dell’autostrada dei parchi. In totale circa altri
mille chilometri di concessioni, un sesto della rete totale. E ancora non era
finita, perché il governo Berlusconi, con il sì della Lega (anche se Salvini a
quel punto era già voltato a Bruxelles) nel luglio del 2010 fece passare
un’altra legge (decreto 78/2010 articolo 47) che approvò altre due concessioni
last minute, firmate nello stesso 2010: quella per l’autocamionale della Cisa e
quella delle autostrade venete Cav. Un tradizionale feudo leghista.

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