Nave
Diciotti. Scontro tra il titolare del Viminale e il presidente della Camera. La
commissione Ue convoca una riunione alla ricerca di una soluzione per la
questione porti
Leo Lancari – Il manifesto
23 agosto 2018
Una riunione per cercare una
soluzione sui porti in cui far sbarcare i migranti. A convocarla, per venerdì
prossimo a Bruxelles, è stata la Commissione europea e dopo giorni di silenzio
è il primo segnale concreto che arriva da Bruxelles per provare a sbloccare o
stalle in cui è precipitata la nave Diciotti co i suoi 177 migranti. Alla
riunione parteciperanno i consiglieri per gli Affari europei dei leader di
Italia, Francia, Spagna, Germania, Austria, Portogallo, Olanda, Lussemburgo,
Belgio, Malta, Grecia e Irlanda.
Intanto come in un pessimo film
d’azione i primi ostaggi sono stati liberati dalla Diciotti. Si tratta dei 29
minori non accompagnati che in violazione a ogni trattato e convenzione
internazionale da sei giorni erano trattenuti a bordo della nave Diciotti della
Guardia costiera. Loro l’hanno abbandonata ieri sera dopo il via libera dato
dal ministro degli Interni Salvini, ma sono gli unici che hanno potuto mettere
piede a terra. Tutti gli altri restano a bordo e chissà fino a quando.
Salvini ha infatti confermato di
non voler cambiare idea sulla sorte dei rimanenti 148 migranti, che quindi
restano «sequestrati» a bordo, vittime dello scontro, diventato ormai quasi una
faccenda personale al di là di qualsiasi legge, tra lui e l’Europa. «Con il mio
permesso, a parte i bambini, non sbarca nessuno», ha confermato il leghista.
«Se vuole intervenire il presidente della Repubblica lo faccia. Se vuole
intervenire il premier lo faccia. Ma per me l’Italia ha già dato. Se l’Europa
non fa il suo dovere, per quanto mi riguarda le navi, come arrivano, possono
tornare indietro».
I giorni passano, ormai siamo al
settimo, e tutto resta uguale mentre si fanno sempre più numerose e pesanti le
prese di posizione che condannano il comportamento del ministro. Ieri è
intervenuto anche Roberto Fico sollecitando una rapida soluzione della vicenda.
«Le 177 persone non possono più essere trattenute a bordo, poi si procederà al
loro ricollocamento», ha scritto su twitter il presidente della Camera, prima
che i minori scendessero a terra. Nel giro di poche ore la risposta, come al
solito sprezzante di Salvini: «Tu fai il presidente della Camera e io faccio il
ministro, con un programma e un contratto di governo ben preciso».
Nessun contratto prevede però la
possibilità di trattenere uomini, donne e bambini senza alcun motivo. Secondo
il deputato di +Europa e segretario di Radicali Italiani Riccardo Magi, che
ieri ha provato inutilmente a salire a bordo, la spiegazione del mancato sbarco
sarebbe da ricercarsi in non meglio specificati motivi sanitari. «Come
parlamentare ho chiesto di per salire sulla Diciotti. Mi è stato risposto che
la nave è in “quarantena”», ha spiegato Magi. «Si sta utilizzando come
escamotage per giustificare lo stallo la “bandiera gialla”, cioè il fatto che
ancora non sia avvenuta l’ispezione medica. Cosa che in genere avviene nel giro
di qualche ora, perché non è stata ancora effettuata?».
Dopo giorni di silenzio, ieri si
è finalmente fatto sentire anche Giuseppe Conte, ma solo per sostenere le
posizioni del suo ministro. Anche il premier, infatti, attacca l’Unione europea
per non aver mantenuto gli impegni presi per la redistribuzione dei migranti.
«Ma l’Europa vuole battere u colpo?» chiede polemicamente. «Ancora una volta
l’Italia sta mostrando il suo volto umanitario, ma il prezzo non può essere
rimanere abbandonata a se stessa». La polemica con Bruxelles, alla quale in
serata si accoda anche il ministro dei Trasporti Toninelli, è la strategia
scelta sapendo di poter giocare facile, viste le difficoltà incontrate finora
dalla Commissione europea nel trovare Stati disponibili ad accoglier i
migranti. La redistribuzione, però, non è la «soluzione finale», dice Salvini
con una pessima scelta dei termini. «la soluzione definitiva è non far più
arrivare neanche una di queste persone irregolarmente in Europa, rimandarle
indietro».
Anche su questa possibilità, però
Salvini deve incassare un rifiuto, e proprio dai suoi interlocutori libici.
Rispondendo all’ipotesi di rimandare in Libia i migranti, minacciata nei giorni
scorsi da Salvini. Il ministro degli Esteri del governo di accordo nazionale,
Muhammad Sayala, ha detto che la Libia «rifiuterà qualsiasi iniziativa per il
rimpatrio di migranti illegali verso il suo territorio»

Nessun commento:
Posta un commento