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una rubrica di Melting Pot per la condivisione di tesi di laurea, ricerche e
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Tesi di laurea in Scienze dell’Educazione
di Giulia Fiammenghi – Progetto Melting pot Europa
22 agosto 2018
Introduzione
La storia di Sousa, unica ma non
la sola
Sousa è un ragazzo della Guinea
Bissau, è arrivato in Italia due anni e mezzo fa, ora vive a Cremona in un
appartamento della Cooperativa per cui lavoro, insieme ad altri ragazzi
africani come lui. Sousa ha da poco compiuto 18 anni, è arrivato in Italia da
minorenne.
Sousa ha un sorriso contagioso,
ha un carattere aperto, per nulla timido o intimidito, ha sempre la battuta
pronta, fa osservazioni acute e intelligenti, parla un buon italiano, con una
cadenza portoghese - sua seconda lingua -; dagli amici è soprannominato Pirlo,
come il calciatore, perché Sousa non può fare a meno di giocare a calcio; è
iscritto ad una squadra di calcio locale, ma può fare solo gli allenamenti
perché per poter giocare il campionato serve il tesseramento e per tesserarsi
servono alcuni documenti che lui non ha ancora. Ha fatto domanda di asilo, ed è
in attesa di essere ascoltato dalla Commissione territoriale che deciderà se
riconoscergli o no lo status di rifugiato.
Nel frattempo, oltre a giocare a
calcio, Sousa studia in una scuola professionale di Cremona e per ottenere il
diploma di terza media.
Sousa è nella nostra Cooperativa
da poco meno di un anno, è stato accolto dopo un periodo che ha trascorso in
Caritas, sempre a Cremona. Durante l’anno ho poche occasioni per incontrarlo e
parlarci, tra la scuola e il calcio è molto impegnato.
Qualche volta vado in domiciliare
a casa sua, ma anche questo non basta per entrare in un rapporto un po’ meno
formale.
Dovrò aspettare l’estate e le
vacanze di Calabria. Sono ormai più di sei anni che la nostra Cooperativa
organizza per i ragazzi stranieri che accoglie una settimana di vacanza in
Calabria, a Scarcelli, frazione di Fuscaldo, paesino un po’ disperso sui monti
ma a pochi chilometri dal mare. Lì si è ospiti della Cooperativa il Segno che
ha avviato una piccola azienda agricola a filiera corta, nella quale si
producono e si commercializzano ortaggi freschi e conservati, certificati Bio.
Questa attività è nata dal recupero di un fondo abbandonato di due ettari, di
proprietà del Comune di Paola, e della stazione ferroviaria di Fuscaldo,
inattiva da almeno 15 anni. Durante la settimana con i ragazzi si svolgono
attività che ruotano attorno ai campi e al laboratorio di trasformazione
ricavato nella Stazione e nel tempo libero si va al mare.
È proprio questo tempo più
informale, dilatato e condiviso, in cui non si deve correre da una parte
all’altra, non si hanno scadenze o orari ferrei che scandiscono la giornata,
che mi permette di conoscere meglio i ragazzi che accompagno e vederli sotto
altri punti di vista.
È durante uno di questi pomeriggi
passati in spiaggia, mentre alcuni ragazzi sono in acqua, altri giocano a bocce
e altri ancora sonnecchiano sotto l’ombrellone, che Sousa mi racconta un po’ la
sua storia. Senza titubanze, in semplicità risponde alle mie domande, mi sento
quasi più timorosa io nel farle che lui a rispondere. La sua schiettezza è
disarmante.
Così scopro che suo padre era un
militare e ricopriva un ruolo di primo piano anche nella politica nazionale, in
seguito al un colpo di Stato del 2012 suo papà viene ucciso in quanto accusato
di tradimento. A questo punto per la famiglia di Sousa diventa pericoloso
rimanere a vivere in Guinea e quindi decidono di spostarsi nel vicino Senegal.
In Senegal però Sousa non riesce ad abituarsi alla nuova vita, e così decide
insieme al fratello maggiore di scappare, di nascosto dalla nonna, e tentare la
via che, attraverso il deserto e poi il mare, porta in Europa.
Così inizia il viaggio di Sousa
attraverso il deserto, con mezzi di fortuna e lunghi tratti a piedi, fino ad
arrivare in Libia. In Libia alloggia in un appartamento, insieme al fratello e
ad altri uomini in attesa che qualcuno gli dica che è il loro turno per salire
sulla barca. È a questo punto del suo racconto che Sousa mi dice “In Libia ho
imparato a non avere paura della morte. I primi giorni avevo paura, ma poi mi
sono abituato. Ogni giorno uscivo da quell’appartamento e non sapevo se sarei
riuscito a tornarci”. Non ricorda quanto tempo ha passato in Libia in
quell’appartamento, sa solo che ad un certo punto è salito su una barca ed è
arrivato in Italia.
La storia di Sousa è una tra le
tante, non è l’unica, non è la più tragica, ma è significativa: per me, che da
più di tre anni lavoro in una Cooperativa che accoglie ragazzi come Sousa e per
il territorio di Cremona, che da più di dieci anni è interessato dal fenomeno
migratorio di minori soli e che solo nel 2016 ha registrato un aumento esponenziale
degli arrivi. Che fare con tutti questi ragazzi? Come accoglierli, con quali
modalità e strumenti? Come fare a mettersi in ascolto delle loro storie? Quale
sfida educativa lanciano?
In questo elaborato cercherò di
rispondere a queste domande presentando, nel primo capitolo, alcuni dati del
fenomeno dei Minori stranieri non accompagnati giunti in Italia negli ultimi
anni e in particolare a Cremona nel 2016; nel secondo capitolo mettendo a fuoco
una delle modalità di accoglienza - quella dell’affido -; e infine, nell’ultimo
capitolo, illustrando in modo più dettagliato il sistema di accoglienza della
Cooperativa Nazareth, in cui lavoro come operatrice da più di tre anni proprio
sul servizio dedicato ai minori stranieri e minori richiedenti asilo.

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