Più
della metà delle centrali in Europa sono in perdita. Chiuderle entro il 2030
permetterebbe per l'appunto di risparmiare 22 miliardi di euro
Fabrizio Cavallina – EarthDay.it
20 agosto 2018
20 agosto 2018
Nei paesi appartenenti all’Unione
Europea risiedono 619 centrali a carbone e più della metà di queste è in
perdita. Lo dimostra un nuovo rapporto redatto dagli analisti di Carbon
Tracker, che stima per le centrali a carbone un negativo di circa 22 miliardi
di euro entro il 2030, nel caso l’UE mantenesse i termini previsti nel
contrasto ai cambiamenti climatici. Secondo lo studio, infatti, a subire
perdite saranno il 97% degli impianti, a causa di regolamentazioni più severe
nell’ambito dell’inquinamento e dell’incremento dei prezzi del carbone;
inoltre, i costi delle energie rinnovabili diminuendo sempre di più, tanto
renderanno più economico costruire nuovi impianti solari e eolici piuttosto che
gestire una centrale. Il carbone in Europa, avverte Carbon Tracker, è ormai
giunto in una “spirale della morte”, con sette nazioni dell’Unione che hanno già
annunciato lo stop entro il 2030 (compresa l’Italia). Peraltro durante la COP23
a Novembre è stata lanciata “The Global Alliance to Power Past Coal”,
sottoscritta da 19 paesi di tutto il mondo.
Nel rapporto di Carbon Tracker il
trend negativo delle centrali a carbone è testimoniato attraverso uno studio
dei guadagni negli ultimi anni: dal 2000 al 2010 i profitti degli impianti
surclassavano l’indice europeo Stoxx 600 (indice azionario composto da 600
delle principali capitalizzazioni di mercato europee) del 60%, dopodiché hanno
perso il 20% delle entrate una volta che le politiche governative sono cambiate
e hanno cominciato ad incentivare le energie rinnovabili. Carbon Tracker ha
analizzato i ricavi e i costi operativi delle centrali in Europa e ha notato come
già il 54% di esse sia in perdita. Il dato significativo è che esclusivamente
un quarto delle centrali ha nei propri piani aziendali la chiusura entro il
2030, nonostante gli Accordi di Parigi prevedano l’eliminazione progressiva e
l’allontanamento dall’utilizzo di energia a carbone. La chiusura di tutti gli
impianti entro il 2030 eviterebbe perdite per 22 miliardi di euro per i
proprietari degli impianti, stakeholder e governi; la Germania, ad esempio, è
il paese con il numero maggiore di centrali non redditizie e le perdite evitate
con una chiusura anticipata ammonterebbero a 12 miliardi. Altro segnale di
disaffezione dal carbone è un dato della IEA (International Energy Agency) che
nel 2013 pronosticava un aumento dell’utilizzo di carbone mondiale del 40%;
oggi, invece, la crescita è stimata all’1%. “L’apertura del mercato alle
energie rinnovabili, così come le politiche di contrasto al cambiamento e
l’aumento dei prezzi del carbone, hanno posto quest’ultimo in una spirale della
morte”, ha affermato Matt Gray, co-autore del rapporto di Carbon Tracker. Gray
ha sottolineato la possibilità concreta che le energie rinnovabili essendo più
economiche sostituiscano il carbone, definendola “una scoperta sorprendente,
inimmaginabile 5 anni fa. I consumatori meritano opzioni di costo inferiori”.

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