Le
organizzazioni indigene hanno respinto l’ingresso della compagnia nei propri
territori e una dei leader ha subito minacce e intimidazioni
[di Carlos Mazabanda per Amazon
Watch, 30 maggio 2018. Traduzione di Cecilia Erba per A
Sud]
20 agosto 2018
Domenica 13 maggio, appena prima
dell’alba, alcuni aggressori ignoti hanno bombardato di pietre la casa di
Salomé Aranda, Dirigenta de la Mujer y Familia della Comune di Moretecocha.
Durante l’attacco, Salomé e la sua famiglia hanno cercato riparo all’interno
della casa, per paura che gli aggressori fossero armati e cercassero di farli
uscire all’aperto. I vicini hanno sentito i colpi delle pietre sui muri di
legno e sono accorsi, facendo scappare gli assalitori nella foresta.
Con queste stesse parole Salomé
ha raccontato l’episodio alla conferenza stampa del 15 maggio a Puyo,
affermando che “L’attacco è stato una rappresaglia per la mia lotta in difesa
della vita e dei nostri territori contro la minaccia che incombe su di noi: l’estrazione
di combustibili fossili”
L’attacco non è casuale. Salomé
appartiene al collettivo delle Donne dell’Amazzonia in difesa della foresta
pluviale contro l’estrazione delle risorse naturali, ed è tra i rappresentanti
che hanno partecipato all’incontro del 22 marzo con il presidente ecuadoriano
Moreno, ottenuto con le proteste portate avanti. Durante l’incontro, Salomé si
è fatta portavoce degli impatti sociali e ambientali subiti dalle comunità che
abitano l’area sfruttata per i combustibili fossili, il “Blocco 10”. L’elenco
di richieste presentato dagli attivisti in quell’occasione include:
Respingiamo fermamente
l’espansione delle attività di AGIP Oil nel Blocco 10 nelle aree di Jimpikit e
Morete Cocha, all’interno dei territori dei popoli Kichwa, Sapara, Sarayaku,
Shuar e Achuar.
Chiediamo la chiusura delle fonti
inquinanti che contaminano i fiumi di Villano e Curaray, oltre che la totale
riparazione per i territori e le comunità colpite da Agip Oil nel Blocco 10
dopo 28 anni di attività.
Salomé ha anche aperto
l’assemblea comunitaria tenutasi in Moretecocha e ha partecipato a un’altra a
Kumay, dove si è discusso del rifiuto delle attività estrattive di ENI-AGIP nei
propri territori.
Dopo la conferenza stampa, Salomé
mi ha riferito per telefono che aveva avuto notizie preoccupanti nelle
settimane prima dell’attacco:
“Dopo essere andati a Quito a
incontrare il presidente, si è sparsa la voce che la multinazionale mi avrebbe
fatto causa. Poi ho saputo che mi stavano tenendo sotto controllo e che erano a
conoscenza del mio lavoro contro di loro. La settimana scorsa, c’erano degli
sconosciuti che chiedevano in giro dove abito. L’ultima cosa che mi hanno
riferito è che la compagnia petrolifera intende tagliare i fondi per la
promozione della salute della comunità e per le nostre scuole. E hanno detto a
tutti che era colpa mia.”
Nei prossimi giorni, Salomé e la
sua famiglia andranno a incontrare i leader della Comune di Moretecocha per
raccontare quanto accaduto. Prima di salutarci, ha ribadito: “Continuerò a fare
il mio lavoro, e non gli permetterò di manipolarci. Combatto per il nostro
territorio. Continuerò a visitare le comunità e a parlare dei problemi causati
dalla multinazionale e dei nostri diritti. Non mi darò per vinta.”
L’inizio
delle estrazioni di combustibili fossili nel Blocco 10
Nel 1988, il governo ecuadoriano
ha concesso la prima concessione per il Blocco 10, che si trova nella provincia
di Pastaza nella parte centromeridionale dell’Amazzonia ecuadoriana, a un
consorzio costituito da AGIP Petroleum (ora controllata da ENI), Arco Oriente
INC e Denison. Questo è stato il primo blocco petrolifero a essere sfruttato
nella regione, e ad oggi rimane l’unico. Fin dagli anni ’70 infatti, la maggior
parte delle attività estrattive si è concentrata nel nord dell’Amazzonia.
L’Organizzazione dei Popoli
Indigeni di Pastaza (OPIP) e la Confederazione delle Nazioni Indigene
dell’Amazzonia Ecuadoriana (CONFENIAE) hanno subito iniziato una campagna di
resistenza alle estrazioni. Le compagnie sono tuttavia riuscite a contenerli
mettendo in campo strategie per sottrarre autonomia e dividere tra loro le
organizzazioni indigene, incentivando altri spazi organizzativi finalizzati
alla facilitazione delle attività petrolifere nei territori indigeni, e sottoscrivendo
accordi di supporto alle comunità offrendo loro benefici economici per poterle
controllare.
Nel 1999, la fase di costruzione
Proyecto Villano nel Blocco 10 è stata completata e il primo barile di petrolio
è stato estratto. Nel 2000, ENI-AGIP ha acquisito il 100% delle azioni e ha
preso il controllo totale del giacimento di Villano con i suoi sette pozzi di
estrazione.
La relazione paternalistica che
ENI-AGIP ha istituito gli ha consentito di proseguire le proprie attività nel
Blocco 10 nonostante le frequenti denunce da parte delle comunità delle
pratiche distruttive a livello sociale e ambientale perpetrate dall’ENI. La
multinazionale è riuscita comunque a calmare le proteste offrendo compensazioni
e senza mai preoccuparsi di valutarne la gravità dei danni della sua attività
estrattiva.
La decisione di espansione del
Blocco 10 non ha ottemperato al diritto delle comunità alla consultazione e ad
un consenso libero, con una previa informazione trasparente.
La nuova legge sugli idrocarburi
entrata in vigore nel luglio 2010 stabilisce per il governo ecuadoriano l’obbligo
di rinegoziare e firmare nuovi contratti con tutte le compagnie petrolchimiche.
A novembre 2010, ENI-AGIP ha sottoscritto un nuovo contratto con il governo per
l’esplorazione e lo sfruttamento del Blocco 10. Durante le negoziazioni, la
compagnia ha ottenuto una modifica dei confini dell’area, che adesso include
anche i giacimenti di Onglan, Moretecocha e Jimpikit.
La modifica dei confini del
blocco incide su nuove zone dei territori indigeni della Federazione Shuar di
Pastaza (FENASHP), dei Popoli Kichwa di Sarayaku, della Comune di Morete e
della Nazionalità Achuar dell’Ecuador (NAE), che avrebbero avuto diritto alla
consultazione e al consenso liberi e informati prima della sottoscrizione del
nuovo contratto, come stabilito dalla costituzione ecuadoriana, che è stata
quindi violata.
Le popolazioni e organizzazioni
indigene non sono state informate delle modifiche dei confini del Blocco 10,
che ora comprende i loro territori. Ne sono venute a conoscenza solo
recentemente nel 2013, quando il governo ecuadoriano ha iniziato un processo di
“socializzazione” dell’allargamento delle attività estrattive nel Blocco 10.
Questi standard di “socializzazione” sono stati respinti dalle organizzazioni
indigene in quanto chiaramente in violazione del requisito preliminare del
diritto alla consultazione e al consenso liberi e informati, e in qualsiasi
caso non rispettavano gli standard internazionali per l’esercizio di questi
diritti. Inoltre, in quel periodo la sentenza della Corte Internazionale dei
Diritti Umani nel caso Sarayaku vs Ecuador era ancora in vigore, e obbligava il
governo a seguire delle procedure specifiche per ottenere il consenso della
comunità Sarayaku prima che qualsiasi attività estrattiva potesse essere
intrapresa nel loro territorio, come provvedimento cautelare per evitare che i
loro diritti venissero nuovamente violati.
Le
organizzazioni e le comunità indigene respingono il Blocco 10
Alla fine del 2017, ENI-AGIP ha
iniziato a prendere contatti con le organizzazioni indigene invitandole per
iscritto a incontrarsi per discutere i propri futuri progetti di sfruttamento
dei giacimenti di Onglan, Moretecocha e Jimpikit. Le organizzazioni in risposta
hanno reiterato il loro rifiuto dei piani esplorativi e estrattivi nei vari
giacimenti compresi nella revisione del Blocco 10.
FENASHP, nei cui territori si
trova il giacimento di Jimpikit, ha risposto a uno di questi inviti con una
lettera rivolta alla dirigenza di AGIP Oil Ecuador, al presidente dell’Ecuador
e al Segretario degli Idrocarburi, chiedendo che la compagnia “rispetti la
volontà del popolo Shuar di proibire l’estrazione di combustibili fossili nel
nostro territorio.”
Lo scorso 17 aprile, la Comune di
Moretecocha, che rappresenta otto comunità, ha tenuto un’assemblea in cui è
stato deciso di “consolidare le relazioni all’interno delle comunità per
rafforzare le nostre lotte contro gli abusi e le discriminazioni perpetrati da
AGIP Oil Ecuador nel Blocco 10”.
L’ultima assemblea si è tenuta il
3 maggio tra la comunità Shuar di Kumay e rappresentanti dall’intera regione,
tra cui la Nazione Sapara dell’Ecuador, i Popoli Kichwa di Sarayaku, la
Federazione Shuar di Pastaza, la Comune di Moretecocha, il Centro Kumay,
l’Associazione Tarimiat e le comunità Shuar di Nanki, Pantin, Tuna e Kawa.
L’Assemblea ha dichiarato il proprio “assoluto, radicale e totale rigetto di
qualsiasi tentativo di ingresso da parte della compagnia ENI-AGIP nel Blocco
10, sulla base dei nostri diritti costituzionali e del diritto alla
resistenza.”

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