Almeno
la metà, ma forse di più, dei 78 club di Serie B e Serie C ha il conto
economico che viaggia sul filo del crac
Vittorio Malagutti – L’Espresso
20 agosto 2018
20 agosto 2018
La serie B? Parte il 25 agosto,
ma forse anche no. E la serie C? Chi lo sa? Rimandata a settembre. Mentre il
calcio dei miliardi celebra la sua estate nel segno di Cristiano Ronaldo e del
ritrovato campionato “più bello del mondo”, il pallone cosiddetto minore,
quello di provincia, dei calciatori che tirano a campare e dei presidenti che
si arrampicano sugli specchi di bilanci sempre più traballanti, rischia di
chiudere i battenti travolto da liti e controversie varie.
È tutta una questione di soldi,
come sempre. Almeno la metà, ma forse di più, dei 78 club che dovrebbero
partecipare ai prossimi campionati (22 in B, il resto forse in Serie C) ha il
conto economico che viaggia sul filo del crac. E i fallimenti arrivano,
puntualmente, alla fine di ogni stagione. Ci sono squadre che neppure tentano
di iscriversi al campionato. Altre vengono fermate perché, a giudizio della
Federazione, non hanno i conti in regola. A questo giro, per dire, la serie B
ha perso piazze importanti come Avellino, Bari e Cesena. Il club pugliese è
stato comprato dal patron del Napoli Aurelio De Laurentis e dovrebbe ripartire
dai dilettanti. In C sono scomparse, per esempio, Reggiana, Mestre e Prato.
Le squadre escluse vanno
sostituite con altre, possibilmente con i bilanci in equilibrio e denaro in
cassa sufficiente almeno per pagare gli stipendi fino al termine della
stagione. Ecco perché ogni estate parte la giostra dei cosiddetti ripescaggi.
Una giostra che quest’anno gira più veloce che mai, visto che le società in
bilico non sono mai state così numerose. Club esclusi, poi salvati, promossi
dalla C alla B e ricacciati indietro, tra sentenze, appelli e controappelli che
si annullano tra loro.
È un paradiso per gli avvocati.
Un inferno per i tifosi e per i semplici sportivi, mentre le istituzioni che
dovrebbero governare il pallone nostrano, a cominciare dalla Federcalcio, si
giocano quel poco di credibilità residua. La Lega di serie B ha provato a
chiudere i giochi bloccando i ripescaggi per dare il via a un campionato a 20
squadre anziché 22. «Non si può fare», ha replicato per le vie brevi la Figc.
Il botta e risposta è solo l’ultimo episodio di uno scontro che dura da mesi.
Le società di serie B e di serie C, appoggiate dai rappresentanti di calciatori
e arbitri, chiedono da mesi l’elezione di un nuovo presidente della
Federcalcio, commissariata a febbraio dal Coni. Per tutta risposta, il 10
luglio, il comitato olimpico presieduto da Giovanni Malagò, ha deciso che si va
avanti così almeno fino a dicembre.
Intanto, nel mondo reale, succede
di tutto, tra maratone in tribunale, fideiussioni patacca e buchi in bilancio.
Il Palermo del patron Maurizo Zamparini, indagato in un’inchiesta penale per
riciclaggio, falso in bilancio e reati tributari, vuol tornare in serie A e fa
ricorso contro il Parma, promosso sul campo nella massima serie, ma al centro
di una presunta combine di una partita con lo Spezia e per questo già punito
con una penalizzazione di cinque punti nel prossimo campionato. Il Novara
potrebbe essere ripescato in B dopo che il tribunale sportivo ha dato una nuova
interpretazione di una norma che avrebbe escluso la squadra piemontese dai
ripescaggi. E ai nastri di partenza della serie cadetta ci sarà anche il
Foggia, che partirà da meno otto. La squadra pugliese è sotto accusa per aver
pagato calciatori e tecnici con fondi neri.
Dopo ogni sentenza, partono i
ricorsi delle altre squadre interessate alla retrocessione delle rivali per
prendere il loro posto nella serie superiore. Una girandola che ancora non è
terminata. Alla fine i campionati partiranno, ma chissà quando. E allora tanti
saluti. E divertitevi, se ci riuscite ancora.

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