Europa.
Scontro Toninelli-Salvini sul porto di approdo. Pressing di Moavero sull’Europa
Leo Lancari – Il manifesto
21 agosto 2018
Dal mare lo scontro sulla nave
Diciotti si trasferisce a terra e divide la coppia Salvini-Toninelli. Mettendo
temporaneamente fine alla condivisione della linea dura sui migranti, il
ministro dei Trasporti decide che è arrivato il momento di mettere la parola
fine al vagare della nave della Guardia costiera e dei 177 migranti che si
trovano a bordo. Una vicenda durata anche troppo e che rischia di provocare un
nuovo intervento da parte del Colle oltre che alimentare ulteriormente il
malumore crescente nella Marina. Nel pomeriggio Toninelli dà quindi
disposizione alla Diciotti di dirigere verso Catania, indicato come porto
sicuro dove sbarcare i migranti. «I valorosi uomini della Guardia costiera
hanno fatto il loro dovere salvando vite umane a soli 17 miglia da Lampedusa.
Ora l’Europa faccia in fretta la propria parte», scrive come al solito su
twitter Toninelli.
Una scelta che però non piace al
titolare del Viminale, che reagisce attaccando il collega. Poco dopo infatti
fonti del Viminale fanno sapere che «il ministro Salvini non ha dato né darà
nessuna autorizzazione allo sbarco dei migranti finché non avrà certezza che i
177 migranti andranno altrove». E Salvini arriva a minacciare di riportare i
migranti in Libia. «Non commentiamo scenari ipotetici», afferma lapidario un
portavoce della Commissione europea.
E’ muro contro muro, con i mezzo
i migranti a farne le spese. Sbloccare la situazione per Toninelli era
diventato ormai obbligatorio. La Guardia costiera dipende dal mistero delle
Infrastrutture e come ministro ha il dovere di difenderla e garantire che possa
operare senza essere ostacolata. Anche la scelta del linguaggio usato, con
quell’aggettivo «valorosi» a rivendicare il lavoro di soccorso in mare, non è
causale e rappresenta un’altra presa di distanze dalla linea di Salvini che
invece per lo stesso motivo attacca da giorni la Guardia costiera. Unica
concessione al collega leghista, quel rivolgersi all’Europa chiedendo di
trovare in fretta una soluzione.
Ed è proprio su Bruxelles che da
tre giorni lavora un’altra parte del governo. Sì perché se la coppia
Salvini-Toninelli batte i pugni, c’è anche chi preferisce usare la diplomazia.
Lo scopo ovviamente è lo stesso: costringere l’Unione europea a trovare un
meccanismo di divisione dei migranti che permetta di mettere fine al ricatto
ormai quotidiano delle navi lasciate senza approdo. A muoversi per primo, già
da sabato, è stato il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, ma con lui
sono anche la ministra della Difesa Elisabetta Trenta e probabilmente lo stesso
premier. Moavero chiede quindi alla Commissione europea di attivarsi nella
ricerca di Stati membri disposti ad accogliere i migranti. Lo stesso meccanismo
utilizzato altre due volte con navi delle ong. Ma è chiaro a tutti che si
tratta solo di un espediente temporaneo, valido fino a quando gli Stati che
fino a oggi si sono mostrati disponibili non si saranno stancati dei ricatti di
Roma. A ricordarlo ci pensa da Berlino il portavoce della cancelliera Merkel,
che però si rifiuta di commentare le parole del ministro degli Interni
italiano. «Abbiamo già detto nelle scorse settimane – viene invece sottolineato
– che servono soluzioni europee durevoli e solidali, che vanno trovate a
livello europeo».
Che non sia facile lo dimostra lo
steso comportamento di malta. A smentire quanto affermato inizialmente dalla
Valletta, secondo la quale i migranti si sarebbero rifiutati di essere soccorsi
dalle motovedette maltesi, ci sono i racconti fatti agli inquirenti da otto dei
tredici migranti evacuati dalla nave per motivi sanitari e che ora si trovano
nel centro di accoglienza di Villa Sikania, in provincia di Agrigento. Alla
polizia gli otto. quasi tutti eritrei, hanno spiegato di essere stati
avvicinati il 14 agosto , dopo circa un giorno e mezzo dalla partenza dalla
Libia, «da un’imbarcazione di notevoli dimensioni e da due gommoni» che si
sarebbero presentati come mezzi maltesi». E che dopo averli riforniti di acqua,
cibo e giubbotti di salvataggio, e dopo averli informati di «aver sbagliato
rotta», si sarebbero offerti di «scortarli» verso Lampedusa. «Voglio capire
capire se le accuse a Malta formulate dagli immigrati sono vere oppure no», ha
subito affermato Salvini. «In caso positivo saremmo davanti all’ennesima prova
dell’inesistenza dell’Europa».

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